Voice Drift

2026

FRANCIS SOSTA & ANGST

Voice drift è un progetto si colloca all’intersezione tra performance, registrazioni ambientali e spoken words, indagando la voce come fenomeno in grado di migrare da forma performativa, a scritta, a compositiva. Spingendo i limiti della parola nella sua forma incarnata, testuale e sonora, nei due lavori la voce e i testi rivelano il materiale e il significato di una ricerca artistica transdisciplinare, che indaga la parola parlata come tensione tra il semantico e l’astratto, e il linguaggio come qualcosa che riferisce al corpo, come voce parlante. La voce performata, scritta, manipolata, processata, decostruita e ripetuta riporta a luoghi e tempi indefiniti, creando un senso di spazio distorto e di corpo disincarnato. La voce si fa sibillina e oracolare, addentrandosi nei meandri oscuri del suono come pratica divinatoria. Viaggio che intraprende la voce: una voce che si spezza, si interrompe, si lascia attraversare, si fa trasparente per mostrare come alla fine non sia altro che carne. Carne che risuona, che muove, che è mossa. In entrambi i lavori risonanza e riverbero diventano sia strumenti compositivi che di significato, rivelando la relazione fondamentale tra voce e spazio. Voice drift è la prima collaborazione tra Francis Sosta e Angst realizzata per Listening Room.

Francis Sosta è un’artista interdisciplinare la cui pratica si espandono dall’esperienza di ascolto. La sua ricerca vocale parte dal corpo e da una pratica performativa che mette al centro la dimensione incarnata della voce, investigandola come processo dinamico di relazione e appartenenza. Partendo da un’esplorazione dello spazio di risonanza del corpo, e dall’ambiente come dimensione di relazione, Sosta sviluppa opere che utilizzano la voce come strumento di mappatura e riconnessione con ciò che sta oltre il visibile, indagando le possibilità della parola di dare voce all’indicibile. Nei suoi lavori emerge un’attenzione alle texture vocali ed un uso dell’improvvisazione che libera la voce dal peso del linguaggio come strumento testuale. I testi che accompagnano i suoi lavori esplorano le possibilità dello spoken word come forma d’arte interdisciplinare, dando vita a forme di scrittura sonora oltre che testuale.

ANGST è il progetto solista di Niccolò Mauceri, attivo dal 2022 nell’area di confine tra drone, noise e ambient sperimentale. Il progetto si sviluppa a partire da un approccio istintivo e fisico al suono sviluppando una natura multimediale che abbraccia materiali sonori eterogenei. Nato come pratica artistica caratterizzata da una predominante manipolazione in tempo reale di chitarre, pedali ed elementi percussivi, negli ultimi lavori la ricerca si estende anche alla dimensione discografica. Le prime uscite, tra cui l’EP “Alienazioni”, “Nel cimitero dei suoni inquieti”, e lo split “Angst x NULLACONTA” sono realizzate a partire da field recordings urbani e registrazioni lo-fi su nastro. Nel 2025 pubblica il primo album ufficiale, “For Absent Friends”, seguito a breve distanza da “Three Hours Take”, un disco di improvvisazione per chitarra e pedali registrato site-specific al Circolo Gagarin di Busto Arsizio. A dicembre 2025 esce “Split” in collaborazione con American Ghost Bird. Il terzo disco “De Funeriis” uscirà Il 10 aprile 2026 per DioDrone / Porro Rekordz.

 

What The Voice Does  (2026) Il testo è stato prodotto come risultato, o traccia scritta del processo di Resonating Landscapes (2020), durational performance di solo voci e movimento realizzata da Francis Sosta e Florence Freitag alla galleria SoundsAbout di Berlino nel marzo 2020. La performance è un’esplorazione somatica, acustica e fenomenologica della voce e della risonanza come dispositivi in grado di rivelare luoghi acustici invisibili, sottesi allo spazio fisico che attraversiamo. In questa composizione la voce si disincarna. Non appartiene più ad un corpo definito, ma al contrario lo  attraversa, lo consuma, fino a dissolverlo, fino a farlo scomparire, rendendolo una traccia sonora nello spazio. Quando tutto svanisce, rimane solo la voce, solo ciò che la voce fa, mostrando cosa resta dopo che la materia si dissolve.

Taxonomie des amours perdues (2026) è una meditazione acustica sull’assenza e sulla permanenza come forza. Ciò che non c’è più — o ciò che resta in forma di traccia — sopravvive soltanto se continua a risuonare. Il riverbero diventa una memoria acustica, e l’ascolto un esercizio di sintonizzazione con ciò che permane. In questo spazio liminare la voce si offre come unico passaggio: corpo-fantasma e corpo-antenna capace di intercettare e restituire le tracce di ciò che è andato perso.