Questa Lecture vuole sottolineare due aspetti essenziali di carattere politico ed epistemologico che hanno influenzato l’ascolto come viene indagato oggi, ovvero come ricerca multidiscliplinare ed ecologia di pratiche complesse, e come pratica situata, ovvero come pratica di produzione di conoscenza che riflette le condizioni particolari in cui viene prodotta, ed a un certo livello, le identità e le posizioni sociali di chi la produce. Sottolineando il fatto che questo cambiamento all’interno dell’ascolto non è avvenuto nel vuoto, ma piuttosto è determinato da una particolare convergenza tra istanze femministe degli anni 60-70, attivismo e pratiche artistiche socially-engaged, che hanno permesso A- da una parte di ricercare l’ascolto non solo come fenomeno esclusivamente percettivo ed acustico, superando la tradizione fenomenologica sull’ascolto, e introducendo l’ascolto come pratica, come qualcosa da praticare; B- hanno permesso all’ascolto di occuparsi non solo dell’udibile, del sonico, dell’acustico, ma soprattutto dell’inudibile, di ciò che non risciamo a sentire, di ciò che non sentiamo perchè è invisibile, perchè non ha voce, perchè è silenziato, o perchè è troppo debole.
Per cui oggi chiedersi chi ascolta e di chi viene ascoltato, chi o che cosa viene quindi relegato ad uno stato passivo – sono questioni profondamente femministe.