Dance Dance Dance! L’Interzone tra il sound dei Joy Division e la Rave Era in A. Amendola e L. Barone (a cura di), Our vision touched the sky. Fenomenologia dei Joy Division

Caterina Tomeo

2021

Il testo si focalizza sulla Manchester della fine anni Settanta – oscurata dal governo repressivo del primo ministro britannico Margareth Thatcher e da “un’imposizione aliena che interferiva con il modello di vita britannico” – in cui la musica si è trasformata in una forma di rivolta e di resistenza culturale, che ha generato un’interpretazione futuristica e fantascientifica del mondo. Una città quale Manchester, sudicia, sporca, con una grande presenza di fabbriche, ferro e ombre, è diventata gradualmente il fulcro di una trasformazione sociale, che ha visto la nascita di nuove controculture come il punk, il post punk e successivamente la cultura rave; ma soprattutto l’avvento di una nuova repubblica dei desideri e di un amore infinito, temporaneo e continuamente disperso. In questo scenario apocalittico e distopico della “Thatcher’s Britain”, il suono dei Joy Division, distorto e a tratti perfino orribile, ha trafitto la scena musicale del tempo, facendo da trait d’union tra il 1976, l’anno del primo concerto punk presso la Lesser Free Trade Hall, ed il 1989, l’anno della prima estate acida, influenzando profondamente la nascita della prima scena elettronica, costituita da beat sintetici, gemiti umani e piacere promesso.

Testo Integrale